Ovvero: perché credere che partire con un sito web personale potesse essere una buona idea.
Ciao, a te che leggi. Ti direi “Benvenuto” ma qui è giusto anche fare le opportune premesse. Al contrario di ciò che vorrebbe la Crusca a me il maschile universale proprio non va giù.
Sarà che sono donna, sarà che a me la scoperta e la costruzione del linguaggio come argomento di studio piacciono, sarà che comunque, sempre e in ogni modo sono abituata a essere quella rompiscatole.
Da cosa nasce “Spazi Sicuri”?
L’idea di un sito web, di un blog, di un qualcosa che in qualche modo rimanesse scritta mi è sempre piaciuta. E, del resto, è una cosa che ho sempre provato a fare, con modalità e tempi tutti miei. Dai vecchi blog di msn, per passare a blogger e infine wordpress.
Mancava, però, fino ad ora un perché. La motivazione dietro un sito web personale, di qualsiasi tipo, è sempre stata “perché no?” ma il perché no non ti aiuta ad avere costanza. O un senso.
Spazi sicuri è in primo luogo il mio spazio sicuro. Il posto in cui parlare di ciò che mi piace, di ciò che mi fa stare bene. Lo spazio in cui parlare di educazione, rispetto e intersezionalità applicandola non solo al mio lavoro ma anche alla vita quotidiana.
Quindi Spazi Sicuri è un blog?

Sì e no. Forse più no che sì. Se consideriamo il blog come un diario personale, mi sentirei di dire che no, Spazi Sicuri non è un blog. Ma non è un sito di notizie, non ha l’obiettivo di riportare in modo asettico informazioni. È intrecciato con la mia vita, con quello che credo sia un valore fondamentale nella relazione con le altre persone: l’autenticità. E per essere autentica, parlerò anche di episodi nella mia vita.
Ma sempre tenendo a mente che un caso non fa statistica e che la mia esperienza individuale, per quanto valida, non può essere portata a esempio sempre e in assoluto. Di questo, però, vedremo meglio sicuramente in qualche articolo futuro.
Mission, vision e altre cose (brutte?)

Prima di prendere questa decisione, come sono solita fare, ho pensato davvero al perché. Quali sono i sogni e le ambizioni dietro questa avventura che ho voluto avviare così, un po’ a seguire un sogno e un po’ in un impeto di pazzia?
Ho sempre avuto bisogno di trovare risposte ai miei perché (e di perché ne ho tanti nella testa) ma ho anche bisogno, spesso di mettere un punto fermo al posto dell’interrogativo tipico dei quesiti.
Ecco, quindi, che il sogno dietro Spazi Sicuri è quello di condividere le risposte ai perché, far sì che le idee possano essere diffuse, con un intento quanto più educativo possibile.
Vorrei che fosse uno spazio in cui diffondere le ricerche che portiamo avanti in università, le mie ricerche personali riguardanti il femminismo e l’intersezionalità. L’idea, insomma, di diffondere la bellezza dell’educazione inclusiva con le modalità che più mi appartengono e che vadano a intrecciare fra loro i miei due grandi campi di interesse: psicologia e scoutismo.
Vedrete schwa, asterischi, giri di parole per un linguaggio inclusivo
E quindi, per lasciarci con una massima di Lord Baden Powell (fondatore dello scoutismo) che farà da filo conduttore nei vari perché di questo spazio:
Tutto col gioco ma niente per gioco
Giulia
4 pensieri su “Perché “Spazi Sicuri””