
Questo articolo non sarà di ricerca, non sarà sul femminismo. Non sarà professionale. Questo articolo sarà me, così, come viene, senza correzioni e senza troppe attenzioni al SEO e a quelle parole brutte che ho imparato a riconoscere ma che, di certo, non ho mai studiato.
Oggi, mentre scrivo, si conclude il mio primo mese di lavoro all’Università di Vilnius. Qualche giorno fa è stato il primo mese dal mio trasferimento.
Ed è stato difficilissimo. Non mento, ancora lo è. Per fortuna a creare una routine, se sei obbligata, basta poco. E così i piatti sono sempre puliti, la camera è sempre in disordine (perché certe cose non cambiano). Il sabato mattina si pulisce casa e si va a fare la spesa. Ma c’è tutto il resto.
Il resto fatto di persone che non parlano la tua lingua (o, forse, sarebbe meglio dire che io non parlo la loro), che hanno abitudini diverse dalle tue, tipo cenare all’ora in cui si fa merenda. Fatto dell’attesa di notizie da casa, quella vera, quella a Roma, non questa qui in affitto. Fatto di un fuso orario di una sola ora che fa sì che alle 8 di mattina sei piena di energia mentre il resto del tuo mondo si sta ancora svegliando. Fatto di una connessione internet a casa che non arriva e che non sai come gestire perché anche i tecnici parlano una lingua diversa.

Fatto della differenza fra essere considerata un’expat mentre i tuoi conoscenti che non sono bianchi come te sono immigrati.
Ma fatto anche di persone interessate alla tua ricerca. Quella che ti ha portata a 2303 kilometri da casa. Persone che, come te, si trovano ad affrontare il diluvio universale il 29 di luglio mentre, di solito, a Madrid, a Roma, a Barcellona devi cercare di non scioglierti anche con l’aria condizionata.
Fatto di orari di lavoro che ti vedono entrare alle 9.00 e uscire alle 17.00, con la possibilità di uscire, passeggiare, andare in libreria, prendere un caffé anche durante la settimana. Fatto di eventi per conoscere persone nuove e di cene al ristorante da sola. Fatto di Deadpool e Wolverine visto in inglese con i sottotitoli in lituano.

Fatto di giorni interi passati a leggere paper su pregiudizi e stereotipi, prendendo appunti su tutte quelle idee in più che ti vengono in mente, messe da parte per riprenderle mentre sarai impegnata a fare altro.
Fatto di giorni – come oggi – in cui tutto sembra bellissimo, facile, rilassante e positivo. Ma fatto anche di giorni in cui vuoi solo stare nascosta sotto le coperte (sì, dormo con la coperta!) e aspettare che le persone che ami vengano a trovarti per farti compagnia perché non sei abituata a tutto questo tempo libero, a scegliere tu come lavorare e quando, ad essere tu a dover essere costante perché non c’è nessuno che ti chiederà di rendicontare cosa hai fatto o cosa stai facendo: sei una ricercatrice, ora, non una dottoranda, non un’assegnista. Devi essere capace di gestirti, di organizzarti. Devi capire i tuoi punti di forza e ciò che ancora devi studiare. E non hai limiti, nel farlo. Puoi scegliere e orientare il tuo sentiero come meglio vuoi.
Hai la tua vita in mano, sotto il tuo totale controllo. Ogni fallimento dipenderà da te.
Ma anche ogni successo.







