Abbiamo visto nel precedente articolo l’importanza del prendersi cura di sé come forma di autodeterminazione per le comunità marginalizzate e, in particolare, donne e LGBTQIA+ e, come anticipavo nello stesso articolo, per poter sviscerare il tema nelle sue diverse sfaccettature, ho preparato diversi articoli, come una piccola “serie” per approfondire il tema senza rischiare banalizzazioni.
Parliamo di “Autocompassione”: cos’è

L’autocompassione è una pratica essenziale che favorisce la resilienza, il benessere emotivo e l’accettazione di sé, in particolare per le comunità emarginate come la comunità LGBTQI+ e le donne.
Coltivare l’autocompassione permette agli individui di queste comunità di contrastare gli effetti negativi della discriminazione, dello stigma e delle pressioni della società, promuovendo un senso positivo di autostima e di appartenenza.
La comunità LGBTQI+ e le donne spesso affrontano sfide uniche, tra cui pregiudizi, omofobia o transfobia interiorizzate, sessismo e violenza di genere, che richiedono una forte base di autocompassione per navigare e superare questi ostacoli.
L’autocompassione funge da potente antidoto alla vergogna e all’autocolpevolizzazione che possono derivare dai pregiudizi della società, fornendo alle persone il sostegno emotivo e la comprensione di cui hanno bisogno per guarire e prosperare.
I benefici
Praticando l’autocompassione, i membri di queste comunità possono sfidare le narrazioni interiorizzate che possono contribuire al dubbio su di sé o al senso di inadeguatezza, favorendo un maggiore senso di accettazione e amore.
L’autocompassione offre un rifugio dalla costante pressione a conformarsi alle norme sociali, consentendo agli individui di queste comunità di abbracciare il proprio sé autentico, celebrare la propria unicità e promuovere un rapporto positivo con se stessi.

La pratica dell’autocompassione riconosce e convalida le lotte affrontate dalla comunità LGBTQI+ e dalle donne, offrendo una lente attraverso la quale possono vedere le loro esperienze e rispondere alle sfide con gentilezza e comprensione nei propri confronti.
L’autocompassione promuove il benessere mentale incoraggiando le persone a dare priorità alla cura di sé, a stabilire dei limiti e a impegnarsi in un discorso positivo su di sé, costruendo così la resilienza e migliorando la salute psicologica generale.
Le sfide future
Enfatizzare l’autocompassione all’interno di queste comunità non solo sostiene il benessere individuale, ma contribuisce anche a una cultura collettiva di compassione, empatia e sostegno, favorendo un più forte senso di comunità e interconnessione. Riconoscere l’importanza dell’autocompassione nella vita delle donne e delle persone LGBTQI+ è fondamentale per creare spazi inclusivi che onorino le loro esperienze uniche e ne promuovano il benessere.



